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africa cinaDopo due anni di completo immobilismo, l’amministrazione Trump annuncia la sua nuova strategia nei rapporti col continente. Le priorità però, non sono la lotta alla povertà e al terrorismo, ma il contrasto al crescente potere di Cina e Russia sul fronte economico e commerciale. Una politica che presenta evidenti lacune.

Forse gli Stati Uniti hanno deciso di non continuare ad assistere inerti all’inarrestabile avanzata della Cina in Africa. Il segnale sembra essere arrivato il 13 dicembre scorso quando il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, nell’autorevole cornice dell’Heritage Foundation, ha annunciato il lancio di “Prosper Africa”, una nuova strategia con cui Washington intende rimodulare i suoi rapporti con il continente.
Nel discorso con il quale Bolton ha introdotto il nuovo approccio dell’amministrazione statunitense, emerge chiaramente che l’iniziativa tende a contenere l’influenza di Pechino e Mosca nella regione. Lo dimostrano le accuse che l’irriducibile neoconservatore ha lanciato nei confronti di Cina e Russia, ree di ricorrere a «pratiche predatorie che ostacolano l’emancipazione economica e minacciano l’indipendenza finanziaria dei paesi africani, oltre ad inibire le opportunità per gli investimenti americani nel continente».
Secondo Bolton, Mosca e Pechino «stanno indirizzando deliberatamente e aggressivamente i loro investimenti nella regione per ottenere un vantaggio competitivo sugli Stati Uniti». Il consulente di Donald Trump ritiene che «dietro l’apparente generosità dei due paesi, si nasconda una politica spregiudicata volta a soggiogare e condizionare la sovranità dei paesi africani e implicitamente ad erodere anche l’influenza americana».
Il funzionario di Washington ha accusato in particolare «la Cina di ricorrere a corruzione, accordi opachi e all’indiscriminato uso del debito per tenere gli Stati africani ostaggio delle sue richieste». Mentre la Russia «attraverso discutibili accordi economici e la vendita di armi ed energia, punterebbe ad aumentare la propria influenza in Africa per assicurarsi voti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite».

Una battaglia impari

Nel contesto del piano “Prosper Africa”, l’amministrazione Trump sosterrà anche la crescita della classe media africana e il miglioramento delle condizioni dell’attività imprenditoriale nella regione. Ma soprattutto promuoverà un aumento dell’assistenza statunitense nel continente africano, che per l’anno 2017 è stata pari a 8,7 miliardi di dollari, mentre le aziende americane hanno investito nella regione 50 miliardi di dollari.

Cifre che ancora non sono in grado di reggere il confronto con l’ingente flusso di denaro proveniente dal gigante asiatico e dato che la Casa Bianca non ha intenzione di espandere drasticamente le risorse dedicate all’Africa, non è chiaro in che modo riuscirà a contrastare Cina, Russia o altri competitor.

Colpisce, inoltre, che il piano enunciato dal fiduciario del presidente non individui nella povertà o nell’intensificarsi della minaccia del terrorismo jihadista le priorità con cui fare i conti nel secondo continente più popoloso del mondo, bensì nella crescente influenza della Cina, così come nei tentativi della Russia di consolidare relazioni con paesi ricchi di risorse e poco stabili politicamente, specialmente nell’Africa orientale e centrale.

Due anni di attesa

Il piano, redatto dal Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, richiede dunque il rafforzamento dei legami statunitensi con i paesi ritenuti potenzialmente vulnerabili alle aperture provenienti da Cina e Russia, oltre a cercare di respingere i tentativi da parte della Corea del Nord e dell’Iran, di insinuarsi nel continente attraverso investimenti economici o la vendita di armi.
Tuttavia, l’adozione di una strategia Usa per l’Africa era attesa da tempo, tenendo presente che, a differenza dei suoi due immediati predecessori, Trump non ha aveva ancora sottoscritto un piano per il continente.
Dall’inizio del mandato, l’attuale amministrazione Usa ha focalizzato la sua attenzione sulla crisi nucleare con la Corea del Nord, sulle controversie commerciali con la Cina e sulla re-imposizione di sanzioni all’Iran. L’Africa è rimasta in disparte, come dimostra il fatto che Trump ha fatto passare più di un anno prima di incontrare un capo di stato africano e nominare un responsabile dell’ufficio per gli affari africani, oltre agli ambasciatori nei principali paesi della regione, dove alcune sedi rimangono ancora vacanti.
I governi africani hanno interpretato la lentezza delle nomine come un segnale che la Casa Bianca non attribuisce grande importanza all’Africa. E le gaffe di Trump, i divieti di viaggio e le osservazioni sprezzanti sul continente, hanno avvalorato questa ipotesi.
da Nigrizia

Tags: Cooperazione, economia, Politica

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