Un calcio ai timori

senegalI bookmakers danno scarse possibilità alle 5 formazioni continentali di arrivare ai quarti della competizione sportiva più attesa. Problemi strutturali e organizzativi non hanno consentito alle formazioni tradizionalmente più forti di giocarsela in Russia.

«Non credo che faranno molta strada». A giudicare dagli scenari piuttosto catastrofici paventati dal tedesco Volker Finke, ex guru bianco del Camerun, non solo nemmeno stavolta dovrebbe avverarsi una delle profezie più famose e infauste di Pelé - quella in cui O' rei aveva vaticinato il trionfo mondiale di una africana con l'avvento del nuovo millennio -, ma difficilmente una delle cinque rappresentanti della Confederazione africana calcio (Caf) taglierà il traguardo dei quarti di finale nei prossimi Campionati del mondo di calcio in Russia, la vetta più alta raggiunta finora da un'africana al mondiale, emulando così gli exploit di Camerun (Italia '90), Senegal (Corea del Sud e Giappone '02), e Ghana (Sudafrica '10).
«Potrei dire che l'Africa sarà presente in semifinale, che vinceremo, ma non è la realtà. È impensabile credere di poter essere al livello di colossi come Argentina, Brasile, Spagna e Germania», gli ha fatto eco alla BBC l'ex difensore camerunense dell'Arsenal, Lauren, unendosi al club degli scettici, o realisti, a seconda dei punti di vista.

Vecchi ostacoli

Dietro questa apparente disillusione, a parte qualche raro esempio virtuoso, si celano i problemi endemici e risaputi del calcio africano, il vero grande ostacolo a quel salto intravisto dopo le abbaglianti cavalcate del Camerun di Roger Milla a Italia ‘90 e della Nigeria dei vari Yakini, Oliseh e Finidi a USA ‘94, ma mai veramente concretizzatosi fino in fondo: deficit organizzativi, mancanza di infrastrutture al passo coi tempi, lacune di natura gestionale e immancabili rebus nell’amministrazione delle risorse, come ad esempio le dispute per la spartizione dei premi partita, un classico intramontabile del calcio africano.
Per non parlare di invidie e gelosie di natura etnica. In tal senso, quella di affidarsi ai cosiddetti “stregoni bianchi”, come hanno fatto Marocco, Nigeria ed Egitto, invece, non è una scelta dettata dalle mode del momento, ma una soluzione a volte necessaria: l’allenatore bianco, d’altronde, non solo è percepito come emblema del professionismo, ma anche come un’entità super partes, una sorta di garante contro le simpatie e le antipatie di matrice etnica.
La spirale negativa generata da tutta questa serie di fattori ostacola lo sviluppo del calcio in tutta l’Africa, anche se non si abbatte in maniera omogenea dappertutto, disegnando due aree in cui si viaggia a velocità differenti. Non deve stupire, quindi, se ultimamente le nazionali subsahariane incontrano più difficoltà rispetto alle sorelle del Nordafrica, da cui provengono 3 delle 5 esponenti africane a Russia 2018, nonostante possano attingere a un serbatoio di talento ben più fornito. «Squadre come Ghana, Costa d’Avorio, e Camerun sono più forti delle squadre nordafricane, ma nettamente meno strutturate e solide dal punto di vista organizzativo», ha analizzato Volker Finke, citando non a caso tre delle grandi assenti all’imminente rassegna planetaria.

In dettaglio

Difficile, così, essere ottimisti, anche perché sul capo dell’Egitto, tornato al Mondiale dopo 28 anni di astinenza e considerato un po’ come la vedette africana in Russia, pende l’incognita Salah: il fuoriclasse del Liverpool, uscito con una spalla malconcia dopo un polemico scontro di gioco con Sergio Ramos nella finale di Champions League con il Real Madrid, è stato comunque inserito nella lista dei 23 dal tecnico argentino Héctor Cúper, ma difficilmente sarà abile e arruolabile per l’esordio dei “faraoni” con l’Uruguay, il 15 giugno.
Un discreto credito riscuote anche il Senegal, alla pari dell’Egitto in un’ipotetica griglia di partenza tutta africana: guidati da Aliou Cissé - protagonista della stupefacente cavalcata del 2002 e adesso allenatore meno pagato del Mondiale - i “leoni della Teranga” hanno dominato il girone di qualificazione con Burkina Faso, Capo Verde e Sudafrica, e possono contare su elementi già affermati in Europa, come il difensore del Napoli Koulibaly, il trottolino del Liverpool Sadio Mané e Balde Keita, reduce da una stagione sottotono al Monaco, dopo essere esploso con la maglia della Lazio.
E guai a trascurare il Marocco, riportato sulla grande ribalta iridata, senza subire nemmeno una rete nel percorso di qualificazione, da Hervé Renard, autentico santone del calcio di questo continente, già campione d’Africa con lo Zambia nel 2012 e con la Costa d’Avorio nel 2015. Ad accendere la luce per i “leoni dell’Atlante”, assenti dal 1998, ci penserà il genio di Hakim Ziyech, mentre un’invidiabile solidità difensiva è garantita dall’esperienza del roccioso difensore della Juventus, Mehdi Benatia.   

Fattore Ramadan

Tutte, comprese Tunisia e Nigeria - principali indiziate ad abbandonare il torneo già dopo la fase a gruppi - , hanno dovuto fare i conti con un “avversario” invisibile, ma non per questo meno temibile: il Ramadan, che per una particolare coincidenza calendaristica si è andato a sovrapporre al periodo di preparazione al Mondiale con la più alta concentrazione di paesi musulmani della storia: nelle scorse settimane Cuper ha sollevato a più riprese la questione, lamentando come fosse complicato conciliare gli allenamenti degli egiziani con il tradizionale digiuno, tanto da spingere il Gran Mufti egiziano a promulgare una fatwa ad hoc, “liberando” di fatto gli atleti dagli obblighi religiosi.
Se proprio, invece, non si volesse rinunciare al digiuno, può sempre venire buono lo stratagemma escogitato dal portiere tunisino Mouez Hassan, vittima di  infortuni assai sospetti durante le amichevoli con Portogallo e Turchia: con un timing perfetto, allo scattare dell’if?ar, il momento dell’interruzione serale del digiuno, il numero uno delle “aquile di Cartagine” si è sdraiato al suolo e ha finto un infortunio, interrompendo scientemente il gioco per permettere ai compagni di dissetarsi e rifocillarsi mangiando qualche dattero a bordo campo.
da Nigrizia

 

Tags: Egitto, Nigeria, Tunisia, Senegal, Marocco, Sport

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