Buon Natale

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Carissimi,
Un Grosso saluto da Nairobi e Buon Natale!
Anche noi qui ci stiamo preparando a celebrare la nascita del Salvatore del mondo che anche quest’anno viene ad incontrarci nelle nostre vite e nelle nostre storie.

Celebrereremo Natale qui  dopo molti mesi di tensione e violenze dovute alle elezioni presidenziali che dopo essersi svolte una prima volta in Agosto, sono state annullate per essere ripetute alla fine di Ottobre.  Il tutto in una campagna elettorale –da marzo ad ottobre- avvelenata da contrasti e violenze, molte di natura tribale. Infatti il Kenya e’ spaccato in due dalle divisioni tribali dove due tra le piu’ grosse tribu’: i Kikuyo e i Luo binaghi 01si fronteggiano ormai dai tempi dell’indipendenza. Politici con pochi scrupoli, da entrambe le parti, cavalcano il tribalismo e il malcontento dei moltissimi giovani senza lavoro ( quasi l’80%) per causare violenze e proteste distruttrici soprattutto nelle immense baraccapoli di Nairobi dove la quasi totalita’ dei giovani e’ senza lavoro ed e’ facilmente manipolata per causare disordini, assalti e distruzione creando un cima di paura e tensione che dura da Luglio. Sopratutto qui nella nostra baraccopoli i disordini sono stati davvero intensi e anche ultimamente in un solo giorno ci sono stati 26 morti, il tutto sotto il silenzio della stampa, specialmente quella internazionale, volta a non sconvolgere l’immagine del Kenya paradiso turistico (ma ormai non tanto...) In ottobre, prima della proclamazione dei risultati ufficiali da parte della corte suprema, ( a cui ancora una volta l’opposizione aveva fatto ricorso) anche a 150 metri dalla nostra chiesa, 5 persone sono state uccise a colpi di pistola e machete.
Sono stato chiamato alle 7 del mattino poco dopo il fatto: ho trovato 5 cadaveri sfigurati e irriconoscibili oltre immaginazione dai proiettili e dai colpi di machete e centinaia di giovani pronti alla rivolta con la polizia in assetto antisommossa tutto intorno. Inutili le parole di pace e i tentativi di dissuasione ai giovani: dalla tarda mattinata fino al giorno dopo inoltrato la baraccopoli era in fiamme tra colpi di fucile, i gas lacrimogeni e le sirene coperte dal rumore degli elicotteri.
Adesso la situazione sembra tornata alla normalita’. Mentre scrivo ci stiamo preparando alla cerimonia del giuramento e insediamento del presidente: l’opposizione ha promesso di impedirla. Speriamo e preghiamo.  
Intanto nei nostri centri, tra interruzioni e chiusure dovute alle violenze nelle baraccopoli, la vita con i nostri ragazzi continua.
Tra molte fatiche, piccole conquiste e tante ricadute è davvero bello sentirsi parte del cammino di rinascita di questi giovani e adolescenti che avevano fatto della strada la loro casa e la loro vita. Giovani e adolescenti che sopravvivono della strada e sulla strada; raccogliendo i rifiuti dei ricchi nella grande discarica di Nairobi per poi rivenderli ad altri poveracci; adolescenti e giovani che non raramente sopravvivono di piccoli furti ma anche di rapine armati di coltelli arruginiti e armi varie costruite con lame, coltelli e altro che sempre setacciano tra i rifiuti.
Adolescenti e giovani che affogano nell’alcool le loro paure o dimenticano le fatiche e i dolori grazie alla colla e al diluente che snifffano in continuazione. Giovani e ragazzi che fuggono dall’orrenda vita sui rifiuti e tra i rifiuti (dove anche trovano il cibo di cui si nutrono) nell’oblio di droghe (dalla marijuana alle pastglie antidolorifiche scadute-anch’esse trovate tra i rifiuti) che almento per qualche ora li fanno “evadere” da un mondo senza valori, violento, sporco e che puzza di morte e rassegnazione.
Quest’anno poi la vita in alcuni dei nostri centri ha dovuto affrontare sfide inaspettate e nuove. In Luglio, Justin, uno dei nostri ragazzi, ormai al termine del cammino di riabilitazine e uno dei nostri acrobati, ha cominciato a lamentare dolori molto forti sotto un ginocchio con un gonfiore esagerato e grosse difficolta’ di movimento. La prima visita medica e i primi esami sono stati impietosi: Osteosarcoma. Cancro maligno e irreversibile. Unica speranza l’amputazione della gamba ben sopra il ginocchio. Speranza solamente perchè questo tipo di tumori eè spesso fatale.   Provate ad immagine cosa ha provato Justin a 14 anni, gli ultimi  tre sulla strada, adesso che finalmente la vita cominciava a sorridergli: dopo la riabilitazione avrebbe dovuto incominciare la scuola a gennaio. Justin non ha mai conosciuto il padre e la madre è in prigione dove rimarrà a lungo. Ha un  fratello di un anno piu’ grande che cerca anche lui di sopravvivere.  Quando gli abbiamo comunicato la diagnosi spietata Justin ha vissuto momenti difficili. Dopo molto counseling e lunghe ora ad ascoltare le sue paure e le sue angosce, Justin ha accettato quello che la vita gli presentava e ha deciso di affrontare la sfida con coraggio e fede.  In settembre ha subito l’amputazione della gamba.  La prognosi per questi casi di tumore non e’ quasi mai positiva e anche l’amputazione non e’ quasi mai la soluzione definitiva. Justin sta ora recuperando nel nostro centro residenziale e con il suo proverbiale sorriso accetta visite mediche e dottori con la speranza che è la sua certezza che un  giorno magari con una protesi tornerà a  camminare.
Poi e’ arrivato Anthony, 13 anni, scaricato letteralmente  davanti al cancello di uno dei nostri centri da altri ragazzi di strada con il bacino rotto da una maganellata della polizia che certo non ama questi ragazzi. Anthony il silenzioso, sulla strada da quando aveva 10 anni. Parla pochissimo e non si lamenta mai, anche quando i dolori sono lancinanti: un silenzio il suo frutto di sfiducia, di paura e diffidenza che si stanno pian piano dissolvendo grazie all’amore e alla dedicazione del nostro stupendo staff che davvero accoglie e ama questi ragazzi.  Anthony era scappato di casa a 10 anni ed arrivato -chissa’ come- a Nairobi dal villagio di origine distante piu’ di 300 km.  Con grande sforzo siamo riusciti a rintracciare la famiglia che lo credeva morto. Le lacrime di gioia dei familiari si sono mischiate alle sue quando gli abbiamo dovuto comunicare che nel frattempo suo padre era deceduto dopo una grave malattia.  Quando si sarà ripreso Anthony ritornerà in famiglia dai nonni che lo attendono con ansia. Anthony parla ancora pochissimo, magari 10 parole al giorno, ma ci ricambia con sorrisi delicati e sinceri che valgono più di 100 discorsi.
La serenita’ di Justin, il sorriso di Anthony, gli sforzi e le fatiche di Lennox e di tanti altri ci dicono che davvero, anche qui è Natale!
Queste sono le noste rinascite, i nostri Natali dove celebriamo la vita, dove diverse forme di salvezza prendono forma e si rivelano. Cosi’ tra una pompa dell’acqua che si rompe e un quadro elettrico che salta, magari con le candele e le pile, celebriamo: celebriamo Natale, celebriamo i natali di tanti giovani che ricominciano a vivere, celebriamo la vita!
Soprattutto, con il dono che sono questi giovani, celebriamo il dono di Dio all’umanità il suo Figlio che viene a porre la sua dimora in mezzo a noi.
Ed è davvero Natale perchè ogni giorno anche qui sentiamo e viviamo la speranza, sentiamo e viviamo l’amore immenso del Dio che si fa uomo. E tra le montagne di rifiuti e le strade dissestate, celebriamo Natale.  
binaghi 02Natale è accogliere il Dio che si fa uomoNatale è accogliere il Figlio di Dio che si rivela in mille modi e in mille volti, Natale è accogliere la vita, le vite di Justine, Anthony e di tutti gli altri ragazzi di strada. Natale è accogliere le vite -magari distrutte e disfatte, accogliere le vite in fuga e le vite disperate che vengono a posare la loro tenda tra noi. Natale è accogliere. Accogliere non è temere, accogliere non è giudicare, accogliere non è rifiutare: accogliere è amare.  Amare la vita perché Natale è amare, Natale è accogliere, Natale è ringraziare.
Da tutti noi, da Justin , Anthony Jonatahn, Samuel e tutti gli altri: Buon Natale! Buona Natale e sopratutto: GRAZIE!!!!!
Grazie per la vostra stupenda amicizia e il vostro affetto che si manifestano davvero in tanti modi. Grazie perché ci sostenete con la vostra generosità sincera, umile e silenziosa ma davvero importante per noi! Grazie perché anche ora la vostra generosità si sta manifestando in tanti modi belli e di comunione. Grazie perché anche se lontano mi siete davvero vicini. E’ grazie alle vostre preghiere, al vostro aiuto se tutti inisieme siamo segno di speranza e di vita per questi fratelli e sorelle che sono tra i piu’ poveri ed abbandonati.
Auguro davvero a tuttti voi un Natale pieno di gioia, pieno di vita, un Natale colmo di amore, dello stesso amore che il Figlio di Dio che si fa uomo ha per ciascuno di noi.
Da qui, dalle nostra baraccopoli di Korogocho Huruma e Mathare, Buon Natale, Natale di amore, Buon Natale di Dio.  
E che il nuovo anno sia pieno di Benedizioni per tutti voi che siete benedizione per noi!

Maurizio



Data pubblicazione: 22/12/2017

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