Lettera agli amici - Natale 2017

Mapuordit Dicembre 2017

245 71“Anche se la vita di una persona è una terra piena di spine
e zizzania,
c’è sempre il posto perché un seme possa crescere.
Confidate in Dio.”

Papa Francesco

 

 

 

 

 

 

 

 

Carissimi, un saluto ed un sorriso da Mapuordit, Sud Sudan.

Cercando di raccogliere le Grazie e le Benedizioni di quest’anno (e mentre cercavo di fare un po’ di pulizia dei dati nel pc…), ho trovato questa foto. Non l’ho scattata io. Per coloro che lo  riceveranno,  sarà l’immagine del frontespizio del Rapporto Annuale dell’ospedale Maria Immacolata di Mapuordit.

Verso la fine di quest’anno, oltre alle statistiche dell’ospedale ho voluto raccogliere qualcosa che mi aiutasse a ricordare che, al di là di tutte le nostre preoccupazioni, quello che celebriamo, a Natale, è questo. Un Dio bambino che si affida alla nostra umanità; la nostra umanità che riceve questo dono con stupore e felicità. Mi sembra di vedere questo nel gioco di sguardi tra questo bimbo e la sua mamma.
Quest’anno è stato ancora un anno di guerra civile per molte parti del Sud Sudan. Con il capo dell’Opposizione in esilio e dopo la riapertura delle ostilità nella capitale Juba, lo scorso luglio, quelli che sono chiamati “ribelli” hanno certamente subito una sconfitta militare ma i combattimenti non sono cessati al Nord-Est ed invece altre sacche di malcontento, verso il pugno di ferro del Governo, sono esplose, estendendo il conflitto in altre parti, precedentemente estranee alla guerra.
L’esodo di persone che hanno passato il confine per fuggire da questa situazione è impressionate. Si parla di migliaia di persone ogni giorno e finora, a quanto si può stimare, più di un milione di Sud Sudanesi sono stati accolti come rifugiati in Uganda, Kenya, Etiopia e –incredibile ma vero- anche nel Sudan del Nord, che per quasi cinquant’anni è stato il nemico contro cui il movimento di liberazione del Sud Sudan ha combattuto per ottenere l’indipendenza, conseguita a caro prezzo nel 2011. Per fare qualche stima vuol dire che circa il 10% della popolazione sia scappata dalla guerra civile negli ultimi due anni: sarebbe come dire che da oggi al Dicembre 2019 sei milioni di italiani si ritrovassero rifugiati in Slovenia, Austria, Svizzera e Francia.
I colloqui di pace tra le due parti, anche sotto gli occhi della comunità internazionale, non sono mai arrivati ad una soluzione ed anzi, molte volte, quasi subito dopo la firma di un accordo di cessazione delle ostilità, una delle due parti ha rotto i patti, e sempre, con sistematicità, ha accusato l’altra di aver cominciato per prima, dichiarando quindi di essersi, semplicemente, organizzata per difendersi. È proprio vero che, in  guerra, la prima vittima è la verità.
Voglio dirvi subito che, la nostra area, sorprendentemente non è un teatro di ostilità, anche se ovviamente siamo in apprensione per ciò che può succedere.
Non dovrei fare paragoni di questo genere ma rispetto ad altre aree del Paese, la situazione qui è sempre rimasta tranquilla e le attività dell’ospedale hanno continuato con regolarità. Certo, la popolazione locale risente della situazione di precarietà generale. Il tasso di inflazione è in costante crescita: all’inizio dell’anno il valore, nel mercato locale, della sterlina sud-sudanese era di 83 per un dollaro mentre ora è già di 180. La situazione è molto volatile e il tasso di inflazione cambia a seconda di dove si vive, se in città o in aree isolate. Semplicemente, questo vuol dire che la capacità di comprare beni di consumo comuni diminuisce ogni mese e a meno di non fare costanti aggiustamenti, per esempio, al salario degli impiegati, questi non sono in grado, a parità di prezzo pagato di comperare la stessa quantità di beni, rispetto al periodo  precedente.
Questo non dipende solo dalla situazione finanziaria di generale bancarotta, ma anche da fattori fisici e geografici, come la stagione delle piogge, appena conclusa che, se da un lato permette alla gente di coltivare, dall’altro rende il trasporto di beni dall’estero verso l’interno del paese, molto difficile, con un conseguente aumento dei prezzi al mercato.
Ora queste sono le spine e la zizzania (e forse la lista potrebbe essere più lunga). Ma cosa funziona? Che  cosa è successo per poter rendere ancora una volta grazie al Dio della Vita?
Al momento in cui vi scrivo vedo che ci sono stati 32314 contatti ambulatoriali, e 3962 pazienti sono stati ammessi. 3713 hanno frequentato la clinica prenatale e 368 hanno deciso di partorire in ospedale. 17902  sono state effettuate nel territorio e internamente all’ospedale per i bambini nati e per le donne in dolce  attesa. 403 operazioni chirurgiche sono state effettuate, inclusi 10 tagli cesarei. La malaria rimane la mattia più preponderante e c’è ancora molto da fare nel campo della prevenzione e dell’accettazione della terapia per l’epidemia di HIV/AIDS.
Anche se i numeri aumenteranno lievemente con fine dell’anno (le statistiche sono aggiornate a Novembre), forse non raggiungeremo i traguardi del 2016 ma il risultato è, ad ogni modo, sorprendete perché un delle cose che ha marcato quest’anno è stata il completamento del nuovo Poliambulatorio.
Considerando che abbiamo dovuto lavorare in stretto per circa 10 mesi, siamo molto orgogliosi dei risultati ottenuti. Con l’inaugurazione del nuovo poliambulatorio, il servizio di emergenza è stato riorganizzato e abbiamo assistito ad un aumento delle visite giornaliere. Tutto questo è stato possibile grazie alla generosità  di molte persone semplici, che hanno messo insieme le risorse per la costruzione e grazie a tanti altri che hanno continuato a supportare l’ospedale per i costi dei salari, delle medicine e delle  apparecchiature mediche.
Siamo stati visitati anche da molti volontari che hanno condiviso con noi le gioie e le preoccupazioni della nostra gente. Senza l’aiuto di queste persone, molte delle attività non sarebbero state possibili. Grazie alla solidarietà di molti, l’ospedale riesce a raggiungere i più lontani e per questo la gente ci da fiducia.
Guardando indietro, ci sono anche ombre, frustrazioni e dissapori che capitano quando c’è insicurezza per il futuro e preoccupazione di utilizzare le limitate risorse in modo efficiente. Penso che quello che resta sia vedere l’impegno collettivo, soprattutto del personale locale, assieme all’aiuto di tanti fratelli e 245 72sorelle che hanno a cuore la Vita delle persone di Mapuordit e del Sud Sudan. Quello che resta è la testimonianza (mostratami da tante persone, quest’anno) di coloro che accettano il privilegio difficile del prendersi cura dell’altro, di chi è nel bisogno, è vulnerabile ed è il volto dell’Emmanuele: Dio, con noi.
Ritorno alla frase di Papa Francesco, con cui ho aperto questa lettera.
Per questo Natale vi auguro, come auguro a me, di poter guardare indietro e scoprire, nella nostra vita, certo le spine e magari la zizzania, ma anche la speranza che c’è posto per la Vita; che la Vita, di cui Dio ha grande cura, non viene annientata dai fatti tristi che succedono nel mondo. Quello che vediamo e che ci preoccupa è solo una parte della realtà. Talvolta, quello che vediamo accadere, di male, ci paralizza e ci spaventa. Da soli, non ce la facciamo. Eppure il Natale è l’occasione per Dio di dirci che non siamo soli. È la sua chance di entrare nella nostra vita per dirci che è con noi, per ricordarci che è in cerca di un posto, proprio lì, nel nostro cuore, con la fiducia di un bimbo.
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Vi mando un caro saluto ed un abbraccio. Affido la Pace del Sud Sudan alla vostra preghiera, come mi affido anch’io.

Fr. Rizzetto Paolo



Data pubblicazione: 13/12/2017

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